Una suggestiva fusione tra Budapest e Napoli.
Con questo biglietto da
visita si è presentata ai miei occhi la città di Tirana nel mio recente viaggio
di questa primavera: itinerario in autobus che mi ha portato dall’insolita
Montenegro all’Albania, appunto.
In tutta la città si
respira ancora il periodo architettonico “monumentale” ed autoreferenziale, per
lunghi tratti decadente dell’epoca di Hoxca, il dittatore comunista che ha
deciso le sorti del Paese fino alla morte avvenuta nel 1985.
La Piramide di Tirana
fu ideata dallo stesso leader politico come proprio mausoleo: in effetti, la sua
volontà testamentaria fu rispettata, ma solo per pochi anni (dal 1988, giorno
dell’inaugurazione fino al 1991), poiché a seguito del noto avvenimento (la
caduta del Muro di Berlino) e tutto l’effetto domino che ne derivò, la salma
del dittatore fu trasferita in un anonimo (e alquanto periferico) cimitero
comunale fuori dalla capitale, ben lontano da sguardi e pensieri nostalgici.
Di fatto, l’unico ricordo
del dittatore – ancora visibile ai passanti - è rappresentato dalla sua ex
residenza (munita di giardino e piscina, sebbene con uno stile tutt’altro che
sfarzoso, rispetto al suo “collega” rumeno, Ceausescu), collocata all’interno
del quartiere Blloku: in tale la zona, nella quale si insediarono, con le
proprie abitazioni, tutti i Ministri dell’epoca, era inibito l’accesso alla
popolazione durante il regime (oggi, per la legge del contrappasso, è un’area
colorata e dinamica).
Nel 2017 il monumento è
preda dei graffiti, dell’usura del tempo e, soprattutto, del disinteresse della
popolazione; tra l’altro, l’unica fiammata di partecipazione che ha suscitato
negli albanesi è stata l’idea di demolire la Piramide e costruirci, in sostituzione,
il nuovo Parlamento: fortunatamente la proposta è stata bocciata, almeno per
ora (come mi ha raccontato un loquace cittadino di Tirana incontrato sul posto).

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